In questo articolo parliamo del tema “Agenesia di un incisivo laterale superiore nei ragazzi” e del valore di un approccio specialistico nelle agenesie dentarie. La mancanza congenita di un incisivo laterale superiore è una condizione più frequente di quanto si pensi. Può sembrare un problema “locale”, ma in realtà coinvolge l’intero equilibrio del sorriso.
Agenesia: un problema complesso, che richiede una visione completa
L’agenesia monolaterale, ovvero la mancanza congenita di uno degli incisivi laterali superiori, è una condizione che si osserva frequentemente nei pazienti in fase di crescita. Raramente l’agenesia monolaterale si presenta come un problema isolato. Nella maggior parte dei casi si associa a denti di dimensioni ridotte, a forme alterate e a una distribuzione degli spazi non proporzionata.
Questo significa che il trattamento non può essere limitato alla sostituzione del dente mancante, ma richiede una pianificazione in cui posizione, dimensione e forma dei denti vengano considerate in modo integrato. È in queste situazioni che l’ortodonzia e l’odontoiatria restaurativa devono essere coordinate fin dalle fasi iniziali.
L’obiettivo è costruire un risultato che sia funzionale, esteticamente coerente e stabile nel tempo, in modo da accompagnare il paziente nella delicata transizione verso l’età adulta.
In questo ambito, l’esperienza clinica assume un valore particolare quando è strutturata e condivisa anche a livello scientifico.
Le strategie di trattamento delle agenesie degli incisivi larterali superiori sono state ampiamente descritte nella letteratura internazionale; tra questi contributi, c’è anche il nostro lavoro pubblicato su Seminars in Orthodontics (Cocconi Renato, Rapa Silvia, 2020) in cui abbiamo descritto i criteri decisionali per la gestione delle agenesie monolaterali.

Due strade principali: aprire o chiudere lo spazio?
La decisione di aprire o chiudere lo spazio lasciato dal dente mancante deriva da una precisa gerarchia di valutazioni cliniche.
La letteratura scientifica individua due opzioni principali:
1. Chiudere lo spazio agenesico
La prima possibilità è rappresentata dalla chiusura dello spazio agenesico mediante lo spostamento del canino in posizione di incisivo laterale, con successiva armonizzazione della forma attraverso tecniche restaurative minimamente invasive.

2. Aprire lo spazio agenesico
La seconda possibilità è aprire lo spazio agenesico per inserire un dente sostitutivo (impianto o soluzione protesica tipo Maryland).
I Limiti degli Impianti Singoli nei Pazienti in Crescita
La letteratura medica attuale evidenzia alcune criticità nell’utilizzo di impianti singoli nei pazienti giovani.
A causa del continuo processo di rimodellamento osseo e di eruzione dei denti naturali nel corso della vita, un impianto (essendo fisso nell’osso) rischia di trovarsi in infraocclusione, ovvero di rimanere in una posizione più alta rispetto ai denti adiacenti.
Questa eventualità può comportare l’insorgenza di problematiche funzionali ed estetiche, in particolar modo nei pazienti caratterizzati da un’alta esposizione gengivale durante il sorriso (linea del sorriso alta).
Pertanto, nei pazienti adolescenti è clinicamente indicato ritardare il più possibile l’inserimento di impianti nella zona estetica.
Soluzioni Conservative: Il Ponte Adesivo a un’aletta (maryland monoaletta).
Un’alternativa terapeutica documentata per il lungo periodo di transizione dall’adolescenza all’età adulta è rappresentata dal ponte adesivo a un’aletta, realizzato in zirconia o disilicato di litio.
Rispetto alle protesi tradizionali o agli impianti, il ponte a un’aletta presenta i seguenti aspetti clinici:
- Richiede una preparazione dentale nulla o minima del dente di supporto;
- Riduce i problemi di mobilità e il rischio di carie secondarie rispetto ai vecchi ponti a due alette;
- Si adatta alle variazioni verticali dei denti adiacenti in eruzione, mitigando i rischi estetici tipici degli impianti.
In casi selezionati, questa soluzione protesica può accompagnare il paziente fino all’età adulta, potendo in alcuni casi evitare del tutto la necessità di ricorrere a un impianto.

Abbiamo, quindi, diverse opzioni terapeutiche. Come orientare la scelta?
La scelta giusta non è tecnica, è strategica
Questa decisione non può essere presa guardando solo il dente mancante.
Dipende da una serie di fattori:
- occlusione
- estetica del sorriso
- età del paziente
- dimensione e forma dei denti
- posizione delle gengive
- stabilità nel lungo periodo
La letteratura evidenzia come la scelta debba seguire una vera e propria gerarchia di decisioni cliniche, non una preferenza tecnica.
In altre parole: non si decide “cosa conviene fare” o “cosa si è sempre fatto”, ma “cosa è più corretto per quel paziente”.
Il ruolo della pianificazione digitale
Per agevolare il processo di “decision making”, oggi è possibile simulare il risultato prima ancora di iniziare.
Attraverso la pianificazione digitale 3D possiamo:
- visualizzare digitalmente entrambe le opzioni (apertura vs chiusura);
- definire le proporzioni finali dei denti;
- coordinare ortodonzia e restaurativa;
Questo permette di aumentare la precisione del risultato.
Inoltre, l’utilizzo di dispositivi di ancoraggio temporaneo (miniviti o TADs) facilita, in fase attiva di trattamento, l’esecuzione di movimenti ortodontici complessi dei settori posteriori.
Interdisciplinarità e multidisciplinarietà: il cuore del trattamento
Questi casi non sono mai “solo ortodontici”.
La gestione dell’agenesia del laterale richiede l’integrazione tra diverse competenze:
- ortodontiche
- restaurative
- chirurgiche (in alcuni casi)
- parodontali di gestione dei tessuti gengivali
Soluzioni minimamente invasive e reversibili
Un aspetto fondamentale, soprattutto nei pazienti giovani, è evitare soluzioni definitive troppo precoci.
La letteratura evidenzia che:
- impianti possono avere criticità nel tempo (come variazioni di posizione rispetto ai denti naturali);
- soluzioni adesive minimamente invasive possono offrire ottimi risultati estetici e funzionali.
Per questo motivo, in molti casi è preferibile adottare strategie minimamente invasive e reversibili che consentono di mantenere una maggiore flessibilità nel tempo e di adattare il trattamento all’evoluzione del paziente, come ad esempio Maryland mono aletta.
Continuità e controllo del risultato
Un trattamento di questo tipo richiede tempo, precisione e coordinazione.
Per questo motivo, il paziente viene seguito:
- dal team multidisciplinare;
- lungo tutte le fasi;
- con un piano coerente e condiviso.
Questo è ciò che permette di ottenere risultati predicibili e concreti.
La differenza non è la tecnica
È la capacità di scegliere la strada giusta pensando i rapporti costo-beneficio di ogni percorso possibile.
Quando manca un dente anteriore, la vera domanda non è “quale apparecchio usare” o “se mettere un impianto”.
La vera domanda è:
“Qual è la soluzione più corretta per l’equilibrio estetico e funzionale del paziente, oggi e nel lungo periodo?
Se ti riconosci in questo problema e desideri una valutazione specialistica, il primo passo è una diagnosi completa e personalizzata.


