La diagnosi di canini inclusi nell’adulto è un evento non così raro.
Spesso il paziente è inconsapevole della situazione e ne viene a conoscenza solo dopo l’esecuzione di una radiografia panoramica dei denti o perché il canino da latte, che ancora persiste, comincia a dondolare.
In questi casi, occorre eseguire un’indagine completa che preveda anche una tomografia volumetrica (CBCT) per valutare il dente incluso in termini di anatomia, posizione e rapporto con gli elementi contigui. Attraverso queste valutazioni è possibile ponderare il rapporto costo/beneficio di un recupero ortodontico del canino incluso.
In particolare, nelle valutazioni costo/beneficio si considera:
- il vantaggio derivante dal recupero di un dente di tale importanza;
- la posizione più o meno distante del canino;
- la morfologia della radice del dente incluso (es. presenza di uncinature all’apice)
- il maggiore rischio nell’adulto di limitazioni biologiche alla disinclusione;
- la presenza di eventuali danni causato ai denti adiacenti;
- la necessità di creare uno spazio in arcata per accogliere il canino stesso: spazio che, in caso di insuccesso nel recupero del dente, è comunque utile alla sua sostituzione protesica.
Il trattamento ortodontico di recupero di un dente incluso è piuttosto lungo, spesso richiede piccoli ancoraggi scheletrici (TADs) per evitare deformazioni d’arcata e ha alcuni margini di incertezza (rispetto alla stessa procedura eseguita nell’adolescente). Per questo in questi casi valutiamo con prudenza, assieme al Paziente, costi e benefici e possibili alternative.




